L’auto che ha cambiato il volto di Renault

Lanciata sul mercato 70 anni fa, nel 1956, Renault Dauphine proseguì sostiene l’ascesa dell’automobile popolare. Nel giro di un decennio accompagnò la rinascita dell’azienda, rese l’automobile alla portata di tutti, scrisse una nuova pagina dello sviluppo industriale di Renault, esprimendo l’obiettivo ambizioso di rendere l’automobile accessibile a tutti, preparando al tempo stesso le evoluzioni del futuro.

Nel 1949, mentre la 4CV stava appena iniziando a riscuotere successo, Pierre #Lefaucheux, da quattro anni amministratore delegato di Renault, pensava già ad un nuovo modello. La Francia stava cambiando, i redditi aumentavano e gli automobilisti iniziavano ad aspettarsi qualcosa di più dalla propria auto: più spazio, più comfort, più eleganza. Nel 1951 prese così il via il progetto di una nuova vettura, il progetto 109.

La futura Dauphine manteneva la configurazione a motore posteriore, ma incrementava le dimensioni, l’abitabilità e le prestazioni. Il 4 cilindri da 845 cc erogava 30 CV, consentendole di raggiungere circa 115 km/h. Con 4 porte, un bagagliaio da 380 litri ed un peso contenuto, offriva un compromesso particolarmente allettante per una clientela che stava entrando in una nuova società dei consumi.

Il nome stesso ricordava il legame con il modello precedente. Poiché la 4CV era diventata la “regina” delle vendite, la nuova arrivata ne sarebbe stata la “dauphine”, ossia l’erede. Qualche anno più tardi, l’auto avrebbe, a sua volta, conquistato il primato del mercato francese.

Dauphine non si limitava però a riprendere la ricetta della 4CV. Cambiava anche il modo in cui Renault concepiva l’automobile. Le ricerche di mercato assumevano un ruolo sempre più importante nella progettazione del veicolo. Il costruttore cercava di capire le attese dei futuri clienti fin nei minimi dettagli, dai colori ai materiali, passando per l’atmosfera degli interni.

Per produrre Dauphine in serie, Renault disponeva di una nuova risorsa industriale: lo stabilimento di Flins, inaugurato nel 1952. Lo stabilimento assemblò la prima Dauphine nel 1956 ed in breve tempo divenne uno dei grandi simboli dell’ascesa industriale di Renault. L’aumento della produzione era spettacolare. Dauphine divenne l’auto più venduta in Francia dal 1957 al 1961, superando infine i 2,1 milioni di unità prodotte.

È qui che entra in gioco Paule #Marrot. A partire dal 1953, la decoratrice ed artista collaborava con Renault sui colori della carrozzeria e degli interni; contribuiva ad introdurre tinte più vivaci ed allegre in un’industria automobilistica ancora dominata dalle tonalità scure. Dauphine fu così proposta in una gamma di circa 30 tinte pastello, una novità che contribuì a forgiarne l’identità e decretarne il successo.

Inoltre, era realizzata o assemblata in diversi Paesi, in particolare in Belgio, Spagna, Italia, Argentina, Brasile e Messico. Con questa diffusione internazionale, Renault perseguiva un nuovo obiettivo ambizioso: non essere più solo un costruttore francese, ma diventare un player internazionale del settore automotive. Gli Stati Uniti costituirono una sfida di tutto rispetto. Renault vi intravide un incredibile potenziale e l’esordio di Dauphine fu spettacolare. Le esportazioni crebbero rapidamente, rendendo la piccola francese un’auto diffusa sulle strade americane. Quando, alcuni anni dopo, questa dinamica si esaurisce, l’esperienza contribuì a far evolvere la visione di Renault sui mercati internazionali e sulle attese degli automobilisti.

Anche il destino di Dauphine oltreoceano fu inaspettato. Nel 1959 fu la base della Henney Kilowatt, un’auto elettrica sviluppata per il mercato americano. Quest’esperienza è poco nota, ma costituisce una sorprendente anticipazione delle ricerche successivamente condotte da Renault nel campo della mobilità elettrica.

Dauphine ha avuto diverse vite. Come vettura per le famiglie, modello sportivo ed auto da rally. Dal 1956, Dauphine si distinse nel mondo delle gare vincendo il Tour de Corse. L’anno successivo, Amedeo #Gordini, ex-pilota e preparatore automobilistico, si avvicinò a Renault. Soprannominato “il Mago”, mise il suo know-how al servizio del costruttore francese e si adoperò, in particolare, per migliorare il motore ed il cambio di Dauphine, creando una versione più performante e sportiva. Nacque così la Dauphine Gordini, presentata al Salone di Parigi nel 1957. Nel 1958 Dauphine vinse anche il Rallye di Montecarlo mentre, pochi mesi dopo, Dauphine Gordini si attesta al primo posto nel Tour de Corse.

Con Dauphine Gordini, Renault aggiunse un ulteriore pizzico di personalità alla sua piccola berlina familiare. L’auto rimaneva accessibile e pratica nell’utilizzo quotidiano, ma sapeva anche dimostrarsi piacevole da guidare su strada e competitiva nei rally. Questo mix tra auto di tutti i giorni e vettura per il piacere di guida contribuì in modo determinante all’immagine di Dauphine.

Sessant’anni dopo il lancio, Dauphine racconta oggi la storia del passaggio di Renault da un’azienda che si ricostruisce ad un’azienda che acquisisce una nuova dimensione. Se la 4CV aveva permesso al costruttore di rientrare in contatto con il pubblico, Dauphine gli dà un nuovo obiettivo ambizioso da perseguire: pensare più in grande, guardare più lontano e andare più veloce.

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